A Messina la politica sembra essere diventata uno dei pochi settori davvero affollati. Per le prossime elezioni amministrative del 2026 il Comune ha ufficializzato 26 liste per il Consiglio comunale e cinque candidati sindaco.
Dietro i simboli, però, ci sono centinaia di candidati. Un esercito di aspiranti consiglieri che prova a conquistare uno scranno a Palazzo Zanca in una città che continua a convivere con una crisi occupazionale strutturale.
Il contrasto è evidente: mentre aumentano le candidature, il lavoro continua a diminuire o a restare precario. E così, nella percezione diffusa di molti cittadini, la competizione elettorale sembra quasi più accessibile del mercato occupazionale.
Secondo i dati riportati dal rendiconto sociale provinciale dell’INPS, nel Messinese il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 23,9%, più del doppio rispetto alla media nazionale del 9,5%.
Non è una situazione nuova. Già negli anni scorsi i numeri fotografavano una realtà drammatica. Alcuni giornali parlavano di oltre 51 mila persone in cerca di lavoro nella provincia messinese, con un crollo dell’occupazione e migliaia di posti persi in pochi anni.
Nel 2013, secondo i dati rilanciati dalla CGIL, la provincia perse circa 13 mila occupati in un solo anno, di cui 10 mila dipendenti. Un’emorragia che colpì soprattutto il settore dei servizi.
Anche oggi il quadro non appare molto diverso. Alcuni dati statistici mostrano un andamento ancora fragile dell’occupazione e confermano livelli elevati di inattività e disoccupazione nel territorio messinese.
Intanto cresce il malcontento sociale. Sui forum online e sui social molti giovani raccontano esperienze di stipendi bassi, lavoro nero e fuga verso il Nord Italia. In una discussione recente su Reddit dedicata alla situazione occupazionale messinese, un utente scrive: “Per cambiare le cose ho dovuto lasciarla quella città”.
Un altro commento definisce Messina “una città di lavoro povero e mancanza di opportunità”, evidenziando l’assenza di un tessuto produttivo forte e di investimenti nei settori innovativi.
In questo contesto, la corsa alle candidature assume inevitabilmente anche un significato simbolico. La politica locale viene percepita da alcuni come uno dei pochi spazi ancora capaci di offrire visibilità, relazioni, influenza e talvolta prospettive professionali indirette.
Le amministrative messinesi diventano così il riflesso di una città sospesa: da una parte centinaia di cittadini pronti a mettersi in gioco nelle liste elettorali, dall’altra migliaia di persone che continuano a cercare un’occupazione stabile.
E il paradosso resta tutto lì: in una città dove trovare lavoro è sempre più difficile, trovare candidati sembra invece facilissimo.











