Finalmente il tema del turismo entra con forza nel dibattito politico cittadino. Sentirne parlare oggi, nel confronto tra i candidati sindaci, non può che suscitare una riflessione profonda.
Ricordo bene quando questa visione veniva osteggiata, persino derisa, da una politica miope, incapace di guardare oltre l’ordinaria amministrazione e le logiche di corto respiro. Ricordo perfettamente quella frase, emblematica nella sua povertà strategica: “Messina non può diventare una città turistica, mettitelo in testa.”
Oggi posso guardarmi indietro con fierezza civile e dire, con dignità e senza trionfalismi, che quella battaglia culturale è stata vinta. Il fatto stesso che oggi il linguaggio del confronto pubblico utilizzi termini come ricettività integrata, pianificazione urbanistica, attrazione di investimenti, sviluppo verticale intelligente, rilancio del waterfront e industria dell’accoglienza, dimostra che una nuova consapevolezza si è finalmente radicata.
Quando si parla di ricettività legata al piano regolatore, di un “mattone intelligente” capace di svilupparsi in altezza per liberare qualità urbana e rendere attrattivi gli investimenti oppure della necessità di creare le condizioni per richiamare grandi operatori internazionali dell’hôtellerie, si compie già un primo passo concreto verso una visione industriale del turismo. Perché il turismo non è improvvisazione, né folklore episodico. È industria. E come ogni industria richiede organizzazione, programmazione, infrastrutturazione e una filiera produttiva coerente. Occorre costruire un’offerta turistica strutturata, competitiva e permanente, capace di integrare i molteplici asset strategici della città.
A partire dalla sanità turistica, settore ad altissimo potenziale economico, che può trasformare Messina in polo di attrazione mediterraneo per servizi avanzati di cura, riabilitazione e benessere. Ma questo impone una priorità assoluta: rilanciare la qualità sanitaria locale, trattenere i migliori professionisti, invertire la fuga dei cervelli e innalzare gli standard dei servizi. Il mare deve tornare ad essere il principale modello di sviluppo economico cittadino. Non più semplice elemento paesaggistico, ma infrastruttura produttiva. Questo significa sviluppare il sistema dei trasporti marittimi veloci, la nautica da diporto, i porticcioli turistici, i servizi di chartering, l’accoglienza integrata per il turismo nautico, gli sport acquatici, la pesca legata alla valorizzazione gastronomica identitaria, fino alla moderna fruizione culturale dei reperti sommersi e del patrimonio archeologico subacqueo.
In questa visione, il waterfront rappresenta l’asse strategico della rigenerazione urbana e produttiva. La riqualificazione della Fiera a Sud e la rifunzionalizzazione dei padiglioni dell’ex Fiera di Messina devono trasformarsi in un grande polo multifunzionale dell’accoglienza, della cultura e del commercio turistico. Quegli spazi possono finalmente diventare attrattori permanenti attraverso hub per l’accoglienza e l’informazione turistica internazionale, poli espositivi e museali di nuova generazione, spazi per eventi e congressi, aree commerciali ad alta vocazione identitaria e presidi culturali permanenti dedicati alla narrazione della storia marittima dello Stretto.
A ciò deve affiancarsi una banchina portuale moderna, progettata per accogliere il transito turistico via mare e consentire operazioni rapide di imbarco e sbarco, efficienti e a basso impatto ambientale, capaci di integrarsi armonicamente con la straordinaria bellezza naturale dello scenario urbano, senza comprometterne l’equilibrio paesaggistico. Ma il rilancio turistico di Messina non può fermarsi alla fascia costiera. Deve estendersi all’anima più autentica e identitaria della città attraverso il Progetto Monte-Mare, una visione strategica capace di unire le eccellenze del litorale con il patrimonio storico, paesaggistico e antropologico della sua dimensione collinare.
La realizzazione di una ricettività alternativa diffusa nei borghi collinari rappresenta una straordinaria opportunità di sviluppo. Quei luoghi custodiscono la vera messinesità: tradizioni, architetture, percorsi naturalistici, spiritualità, memoria storica e un rapporto intimo con il paesaggio che nessuna grande struttura alberghiera potrà mai replicare.
Il Progetto Monte-Mare deve favorire il recupero dei borghi, incentivare alberghi diffusi, residenze di charme, itinerari culturali ed enogastronomici, esperienze escursionistiche, percorsi religiosi e ambientali, trasformando le aree collinari in un sistema integrato di ospitalità esperienziale capace di offrire al visitatore un’immersione autentica nella cultura messinese.
Parallelamente, la cantieristica navale e da diporto va incentivata nelle realtà provinciali naturalmente vocate alla produzione industriale, in un rapporto di complementarità intelligente con il capoluogo, affinché servizi e manifattura non entrino in competizione ma si rafforzino reciprocamente. Infine, nessuna industria turistica può esistere senza formazione specialistica.
Messina deve costruire percorsi professionalizzanti dedicati alle professioni del turismo, dell’accoglienza, della cultura, degli eventi, dello sport e dei servizi marittimi, formando competenze immediatamente spendibili e restituendo ai giovani una prospettiva concreta di crescita. La vera sfida non è immaginare Messina turistica. Quella sfida è già stata vinta culturalmente. La sfida adesso è trasformare questa consapevolezza in sistema produttivo, infrastruttura economica e visione amministrativa stabile. Messina ha tutte le condizioni per diventare una capitale mediterranea dell’industria turistica.
Adesso serve solo il coraggio politico di crederci fino in fondo.
Franco Tiano











