Il tavolo del centrosinistra per la scelta del candidato che a Messina dovrà sfidare Federico
Basile e Marcello Scurria, fino ad ora le uniche certezze in campo, è diventato un
Conclave.
Giorno dopo giorno, riunione dopo riunione, si alternano fumate nere a fughe in avanti. La
prima è stata di Avs, con Paolo Todaro. L’ultima in ordine di tempo, invece, quella
riguardante Dafne Musolino, che Davide Faraone, plenipotenziario siciliano di Italia Viva,
ha proposto al campo largo come candidata (in principio doveva essere parte di un ticket e
poi era stata folgorata sulla via di Damasco del civismo).
In tutto ciò, il Partito democratico, azionista di maggioranza del tavolo, non prende una
posizione, anzi sembra persino disposto a fare un passo indietro di fronte alla senatrice
pentastellata Barbara Floridia, catapultata da Milazzo a Roma quando i Cinquestelle
avevano il vento in poppa e ora pronta a essere paracadutata a Messina con un
paracadute di riserva: un posto sicuro per tornare a Palazzo Madama.
Ma perché il Pd tace? Qui, per i promotori de “La base conta”, il problema non è più
chiedere di candidare Alessandro Russo, ma di assumere una decisione, quale che sia.
Perché non è possibile che il partito sia paralizzato dalle contese regionali tra il segretario
Barbagallo, che non può dire “no” scomodi per non sbilanciare i soliti e soffocanti equilibri
di partito, e quanti invece sarebbero pronti a sostenere Alessandro Russo pur da
provenienze e sensibilità differenti, anche dentro il PD.
In tutto ciò, il segretario provinciale Armando Hyerace è un telo dove si proiettano le
ombre cinesi di questa contesa, ma anche un ombrello su cui piovono velleità e
ostruzionismi della parte del partito che lo ha sostenuto per la conquista del suo ruolo.
Per questi motivi, “La base conta” chiede al Pd di “contare” come deve al tavolo,
assumendosi la responsabilità della scelta di un candidato sindaco che possa avere il
consenso più ampio e trasversale (che per quanti hanno sottoscritto l’appello è Alessandro
Russo), anche a costo di rompere con le altre forze politiche, le quali, da sole, difficilmente
supererebbero lo scoglio del 5%, già abbastanza complicato persino per i democratici.










