A seguire le riflessioni di Franco Tiano sul progetto di ampliamento del parcheggio e della bretella viaria
nell’area delle Torri Morandi, recentemente “blindato” dal Comune di
Messina attraverso un vincolo preordinato all’esproprio, rappresenta
l’ennesimo esempio di una politica urbanistica priva di visione
strategica e di prospettiva economica per il territorio.
Un’area di grande valore paesaggistico, simbolico e potenzialmente turistico,
viene ancora una volta destinata prevalentemente a parcheggi,
includendo anche superfici sottratte a privati. Una scelta che solleva
interrogativi profondi non solo sull’uso del suolo, ma soprattutto sul
modello di sviluppo che l’amministrazione immagina per Messina e per
il borgo marinaro di Torre Faro. In tutte le città che hanno scelto
seriamente la strada della valorizzazione turistica e della
rigenerazione urbana, i parcheggi vengono collocati fuori dai
perimetri produttivi e storici, non al loro interno. I borghi
marinari, per loro natura, vivono di attrattività, esperienza, qualità
dello spazio pubblico e identità culturale, non di flussi
automobilistici. Continuare a concentrare infrastrutture per l’auto
nel cuore di Torre Faro significa perpetuare un modello vecchio,
invasivo e inefficiente, che non migliora la qualità della vita dei
residenti e non aumenta il valore economico del territorio. Destinare
decine di migliaia di metri quadrati a parcheggi non crea ricchezza
strutturale, non produce occupazione stabile, non incentiva
investimenti privati di qualità. Al contrario, un’area come quella
delle Torri Morandi potrebbe diventare un polo di ricettività
turistica, culturale e commerciale, capace di attrarre visitatori,
creare lavoro e generare reddito duraturo. Qui si apre una questione
centrale: cosa vuole diventare Messina? Una città che investe risorse
pubbliche per facilitare il parcheggio delle auto o una città che
costruisce valore economico attraverso turismo, cultura, servizi e
imprenditoria? Il problema non è solo il singolo progetto, ma il
contesto in cui nasce. Da anni Messina assiste a una sequenza di opere
pubbliche che, pur assorbendo ingenti risorse, non si inseriscono in
una strategia di sviluppo complessiva. Mancano un piano industriale
urbano, una politica turistica strutturata, una visione di lungo
periodo capace di indicare come, dove e con quali strumenti creare
produttività. Il rischio concreto è quello di continuare a spendere
denaro pubblico per interventi che producono consenso elettorale nel
breve periodo, ma non benessere reale nel medio e lungo termine. La
sensazione diffusa è che i lavori pubblici siano diventati un fine in
sé, alimentando una logica assistenziale in cui il valore dell’opera è
misurato più dal cantiere che dall’impatto economico e sociale. Ma una
città non cresce con il cemento, cresce con le idee, con la capacità
di attrarre investimenti, con la valorizzazione intelligente delle
proprie risorse. Ogni metro quadrato destinato a parcheggio in un’area
ad alta vocazione turistica è un metro quadrato sottratto a posti di
lavoro, imprese, servizi e opportunità per le future generaz1ioni.
Messina non può permettersi di continuare su questa strada. Il futuro
dei nostri figli non si costruisce con opere che non producono valore,
ma con scelte coraggiose, capaci di rompere schemi consolidati e di
puntare su economia pregiata, sostenibilità e qualità urbana. Le Torri
Morandi e Torre Faro meritano una visione all’altezza del loro
potenziale. Continuare a ridurle a spazi di sosta per automobili non è
solo un errore urbanistico: è un fallimento politico.










