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Incarichi a Laura Castelli, presidente ScN, stigmatizzati dalla senatrice Dafne Musolino . La replica del sindaco Federico Basile.La nota di “Rispetto Messina”

La polemica tra il sindaco e l’ex assessora

“L’incarico di consulente esterno conferito dal sindaco della Città metropolitana di Messina alla dottoressa Laura Castelli non può non suscitare la necessità di una riflessione sulla gestione delle risorse pubbliche da parte dell’organo di vertice di questa città. Le risorse pubbliche vengono utilizzate per finalità politiche”. Lo scrive in una nota la senatrice di Italia Viva Dafne Musolino. “Il confronto – continua l’ex assessora delle Giunte De Luca e Basile ed ex Sud chiama Nord – tra il primo decreto di nomina a apo di gabinetto e il secondo decreto con il quale, in sostituzione del primo, il sindaco metropolitano attribuisce un incarico di consulenza conferma che, tranne per piccole differenze, i due incarichi hanno lo stesso oggetto. Ciò che è uscito dalla porta è rientrato dalla finestra. Quello che ovviamente varia è la tipologia di prestazione che, mentre nel primo caso, prevedeva un rapporto di lavoro a tempo subordinato e determinato, con obbligo alla presenza giornaliera in ufficio, con il secondo decreto viene mutato in un rapporto di consulenza senza vincoli di orario né di presenza”.

La replica  del sindaco Federico Basile:
Ancora una volta, la senatrice Musolino dimostra la voglia di protagonismo che la porta a voler
attaccare a tutti i costi ogni iniziativa intrapresa dall’amministrazione Basile, anche quando le sue
argomentazioni risultano del tutto infondate.
Il contratto al centro delle sue contestazioni è stato redatto conformemente alla legge 7/1992, normativa
attualmente in vigore, che consente di affidare a una persona con comprovate competenze il ruolo di
esperto, come confermato dal curriculum di Laura Castelli, che tra le varie esperienze annovera
l’incarico di vice ministro all’economia ricoperto in 3 governi diversi.
Di seguito spiego alla senatrice come stanno le cose, e ancora una volta la invito ad un confronto serio
che da mesi però rifugge auspicando che possa superare questa spasmodica voglia di polemica.
Inoltre la senatrice Musolino nella disamina svolta, trascura il carattere di specialità della normativa
sugli esperti del Sindaco e del Sindaco Metropolitano, ribadita proprio dalla stessa deliberazione della
Sezione regionale della Corte dei Conti n. 71/2023 citata invece dalla senatrice a sostegno della sua
errata tesi.
La Sezione di Controllo della Corte dei Conti nella deliberazione n.71/2023 esplicita e chiarifica il
carattere di specialità della normativa in materia di esperti del Sindaco rispetto a quella dei collaboratori
esterni così affermando proprio al paragrafo 3 della deliberazione:” In materia di collaboratori esterni
una disciplina peculiare è prevista dalla L.R. 26 agosto 1992, n. 7, che prevede la figura del c.d. “esperto
del Sindaco”
La nomina di esperto prevista dall’art. 14 della L.R. 7/1992 rappresenta un’ipotesi speciale, rispetto alle
nomine di collaborazioni esterne, da parte del Sindaco, disciplinate in via generale dall’art. 13 della
stessa legge regionale che, in perfetta coincidenza con quanto stabilito dall’art.12 comma 4 della L.R.
n.15/2015 ,citato dalla Musolino, conferisce al Sindaco le seguenti nomine : ” nomina……..il
responsabile degli uffici e dei servizi, attribuisce e definisce gli incarichi dirigenziali e quelli di
collaborazione esterna, secondo le modalità ed i criteri dell’articolo 51 della legge 8 giugno 1990, n. 142
e successive modifiche, come recepito dall’articolo 1, comma 1, lettera h), della legge regionale 11
dicembre 1991, n. 48, nonché dello statuto e dei regolamenti afferenti del comune. Nomina, altresì, i
componenti degli organi consultivi del comune, nel rispetto delle norme e dei criteri stabiliti dalla legge
e dallo statuto comunale.
Cara senatrice la contestazione risulta errata, e frutto di un’evidente confusione tra le nomine di
collaboratori o consulenti esterni, previsti sia dall’art. 12 della L.R. 15/2015 che dall’art. 13 della L.R.
7/1992, soggette tra l’altro a specifici e rigidi paletti ed al criterio comparativo, dalle nomine degli
esperti del Sindaco e del Sindaco Metropolitano che trovano una differente e specifica disciplina nell’art.
14 della L.R. 7/1992 e 35 della L.R. 9/1986 e sono conferiti su base fiduciaria.
La Senatrice Musolino dunque nella lettura dell’art.12 della L.R. 15/2015 trascura che gli incarichi di
collaborazione esterna e consulenza cui fa riferimento la predetta norma, nulla hanno a che vedere con
l’incarico di esperto del Sindaco, in perfetta coincidenza con quelli definiti all’art.13 della L.R n.7/1992
che sono differenti dall’incarico di esperto disciplinato al successivo art. 14 della legge medesima.
Tra l’altro, la legge regionale 15/2015 che ha istituito i Liberi consorzi comunale e le Città
metropolitane, all’art. 1 comma 4, ha stabilito espressamente che:<< Ai liberi Consorzi comunali ed alle
Città metropolitane si applica, in quanto compatibile, la normativa in materia di ordinamento degli enti
locali della Regione siciliana.>>.
Chiarita dunque la distinzione voluta dal legislatore regionale tra le figure di “esperto” del Sindaco e gli
incarichi di “collaborazione esterna” e “consulenza” e la correlata differente disciplina normativa, nel
caso di specie, rispetto alla nomina della dott.ssa Castelli si contesta che l’entità della retribuzione
prevista nel provvedimento sindacale di conferimento dell’incarico, pari al trattamento tabellare quella di
un dirigente enti locali, risulterebbe in violazione delle previsioni dell’art. 12 della L.R. 15/2015 che
prevedono, tra l’altro, che i rapporti di collaborazione esterna e di consulenza non possono prevedere un
compenso superiore al 50 per cento di quello spettante ai dirigenti di prima nomina. Ma abbiamo visto
come la succitata norma disciplina figure differenti.
Tra l’altro, in una attività interpretativa delle norme, una diversa lettura comporrebbe un’evidente
disparità di trattamento, sul piano economico, tra gli esperti del Sindaco del Comune cui l’art.14
attribuisce il trattamento economico pari al tabellare dei dirigenti funzioni locali, e gli esperti chiamati a
svolgere analoghe prestazioni presso i Liberi Consorzi o le Città Metropolitane, cui il compenso, a parità
di attività svolta, andrebbe ridotto del 50% di quello del dirigente”.

La nota di Gruppo di Iniziativa e Resistenza Civica “Rispetto Messina”:
I “cavilli” non giustificano l’utilizzo “ad usum Delphini” dei soldi pubblici!
Se non ci fosse stato l’intervento del gruppo civico RispettoMessina, la vicenda della “ribadita” nomina della Presidente del Movimento politico Sud chiama Nord alla Città Metropolitana non sarebbe stata resa nota, né sarebbe stata oggetto di alcun comunicato stampa da parte dell’Ente di Palazzo dei Leoni.
Un Ente, su cui raramente si accendono i riflettori, che continua a essere gestito in maniera quasi “monocratica”, dato che la politica e il Governo regionale non hanno inteso creare le condizioni per l’elezione diretta o indiretta da parte dei cittadini o dei rappresentanti dei territori degli organismi di gestione e di indirizzo politico-programmatico.
Ed è a causa di questa mancata “gestione plurale” che l’ex Provincia Regionale, non essendoci controlli adeguati, si tende a utilizzarla come strumento “di potere politico-elettorale”.
Questo è successo per una serie di nomine e incarichi, riguardanti anche la struttura amministrativa, come per interventi sul territorio provinciale e metropolitano, prima nell’utilizzo dei fondi del cosiddetto “Master Plan”, e poi per altri flussi finanziari legati anche al PNRR, per i quali è prevalso, spesso, una logica “preferenziale” che ha portato, anche, a rafforzare un soggetto politico e i suoi referenti su tutto il territorio provinciale.
Ma nonostante il controllo assoluto esercitato dal Sindaco Metropolitano, in mancanza di un “Consiglio Metropolitano” che avrebbe potuto svolgere un ruolo di “contrappeso”, si è inteso affiancargli altri soggetti esterni, del tutto estranei alla struttura amministrativa dell’Ente, con i ruoli di Direttore generale e Capo di Gabinetto, con relative “corpose” indennità di carica.
Ma tali nomine, così come altre nomine o incarichi “fiduciari”, non vengono fatte con i soldi del Sindaco Metropolitano o con quelli del suo “capo politico”, che risulta essere il più “facoltoso” dell’intera Assemblea Regionale Siciliana, ma, e forse questo è un aspetto che non è stato ben recepito, con i “soldi pubblici” di cittadini e cittadine.
E di conseguenza, invece di “abbarbicarsi” sui cavilli tecnico-giuridici, sarebbe opportuna una maggiore attenzione e responsabilizzazione nell’utilizzo di fondi pubblici, a differenza di come viene fatto sia alla Città Metropolitana che al Comune di Messina.
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