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Cronaca

Inchiesta sulla mafia dei Nebrodi, eseguite due misure cautelari

Il soggetto destinatario del provvedimento restrittivo era già stato arrestato il 6 febbraio scorso, in esecuzione di un’Ordinanza di applicazione di misure cautelari e reali a carico di 37 indagati

Nella settimana scorsa, la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza di Messina hanno dato esecuzione a due misure cautelari, una personale ed una reale, emesse dal GIP del Tribunale in sede, su conforme richiesta di questa Procura Distrettuale antimafia. Le misure eseguite si inquadrano nell’ambito delle più recenti indagini condotte, congiuntamente, dalla Squadra Mobile, dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria e dai Carabinieri del ROS di Messina, coordinate da questa Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di soggetti ritenuti capi e gregari dell’associazione di tipo mafioso, operante nella fascia tirrenica della provincia di Messina, cd. “famiglia tortoriciana” (articolata nelle due consorterie criminali dei “Batanesi” e dei “Bontempo Scavo”), finalizzata al condizionamento del territorio sia attraverso la commissione di svariati delitti di estorsione in danno di imprenditori, di truffe aggravate in danno dell’Unione Europea e dell’AGEA; sia attraverso il controllo di attività economico imprenditoriali, di concessioni e autorizzazioni, con conseguente realizzazione di profitti e vantaggi illeciti. Il soggetto destinatario del provvedimento restrittivo era già stato arrestato il 6 febbraio scorso, in esecuzione di un’Ordinanza di applicazione di misure cautelari e reali a carico di 37 indagati; il Tribunale del Riesame di Messina, con Ordinanza del 21 febbraio 2024, tuttavia, aveva accolto la sua istanza, disponendone la scarcerazione, avendo ritenuto che l’ordinanza impugnata non fosse sorretta da un’adeguata motivazione circa la eccezionale rilevanza delle esigenze cautelari ipotizzate a suo carico, trattandosi di indagato ultrasettantenne. Il successivo 10 aprile, su conforme richiesta di questa Procura, Direzione Distrettuale Antimafia, il G.I.P. del Tribunale in sede ha emesso nei suoi confronti l’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, ritenendo che le motivazioni, già poste a sostegno dell’originario provvedimento cautelare, potessero fondare la giustificazione di una misura meno afflittiva.

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