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Dopo le dichiarazioni del Presidente della regione, rilanciato il dibattito sulla grande opera : interventi dell'Ance Sicilia, No Ponte, Cisl e on. Siracusano , Cantarella (Lega )

Ponte sullo Stretto:si,no, si.

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Dopo le dichiarazioni del presidente della regione Nello Musumeci, nel corso della presentazione dell'accordo tra la società Caronte& Tourist e gli inglesi del fondo Basalt, a favore del Ponte sullo Stretto di Messina  :
“La mia opinione è la stessa da sempre, da quando facevo l'eurodeputato. Il governo regionale è per il Ponte sullo Stretto di Messina, non è un capriccio ma una esigenza infrastrutturale essenziale per completare la rete che dal cuore dell'Europa deve arrivare fino a Palermo”. 
Sul tema si sono registrate  diverse dichiarazioni che rapreesentano le ragioni del Si o del No all'attraversamento stabile dello Stretto:
“Diciamo sì al Ponte, all’Alta velocità e agli investimenti sulla viabilità interna e definiamo coraggiosa la posizione del governatore Nello Musumeci, che va in controtendenza rispetto alle disastrose ideologie dell’ultimo decennio che hanno condannato la Sicilia all’isolamento su tutti i versanti, viario, marittimo e aereo. Da Milano a Roma ci si muove rapidamente e comodamente, invece i collegamenti da e per la Sicilia sono lenti, scomodi e costosi. Rivendichiamo una pari condizione di mobilità fra italiani che ci viene negata sin dall’Unità d’Italia, realizzata solo sulla carta”. Lo dice l’Ance Sicilia che osserva come, al contrario, ”il governo nazionale, se da un lato tergiversa sulla Tav e medita di dirottare quei 10 mld di fondi Ue più utilmente verso i collegamenti con il Sud (e questo potrebbe solo farci piacere), dall’altro lato dice no al Ponte e pensa di nominare un commissario per la viabilità siciliana senza però dotarlo di risorse necessarie e adeguate a convertire un sistema borbonico in una rete moderna, efficiente e sicura. E, in più, il nuovo A.d. delle Fs declassa la prevista Alta velocità in Alta capacità perché, come ha sostenuto in un convegno pubblico, ‘il Sud non ne ha bisogno’ e il sistema alternativo, più lento, costa molto meno. Quindi, Milano-Roma in 3 ore e Palermo-Roma in 8 ore. Perché? E’ forse giusto?”. “Il governo – incalza l’Ance Sicilia - deve mettersi d’accordo con se stesso: ha raccolto buona parte dei propri voti al Sud e in Sicilia, non ci aspettiamo quindi comportamenti che vanno contro gli interessi del Sud e della Sicilia”. Sul piano meramente tecnico, l’Ance Sicilia spiega: “La Commissione europea pianificò la realizzazione del Corridoio Scandinavo-Mediterraneo, da Helsinki a La Valletta, perché prevedeva in anticipo ciò che si sta verificando, cioè un traffico intensissimo di merci da e per il Nord Africa che vede protagoniste le imprese del Nord Italia, anche attraverso i porti siciliani, nonché la costruzione della ‘Via della Seta’ che porterà le merci cinesi dal Mediterraneo al Nord Europa. Due fenomeni che, a causa di ritardi e tanti ‘no’, stanno trovando i porti meridionali e siciliani impreparati rendendo non competitive le aziende del sistema Italia. Poiché – aggiunge l’Ance Sicilia - gli ultimi governi hanno deciso di non costruire più il Ponte sullo Stretto, la Regione aveva pianificato una diversificazione della mobilità attraverso due direttrici marittime, cioè Gioia Tauro-Palermo-La Valletta e Gioia Tauro-Augusta-La Valletta, affidando la governance di questi flussi ad una pianificazione dei trasporti nell’area dello Stretto fra le Regioni Calabria e Siciliana. Ma anche in questo caso le politiche nazionali, fra Patti, Contratti di servizio e Zes che non decollano ancora, non hanno risposto con i necessari investimenti alla domanda di mobilità non solo dei siciliani e dei turisti, ma anche degli operatori industriali, commerciali e della logistica dell’intero Paese”. “A questo punto – si domanda l’Ance Sicilia – vorremmo sapere qual è l’idea di mobilità integrata e di continuità territoriale che il governo nazionale si sente di garantire all’Isola? Se non c’è una risposta, per quale motivo bisogna dire no al Ponte? La verità è che non c’è un’alternativa al Ponte per una mobilità davvero veloce ed efficiente”.
La Rete No Ponte annuncia il rilancio della mobilitazione. Fine febbraio prevista assemblea pubblica 
Dal 15 aprile 2013 la Stretto di Messina Spa, società concessionaria per la progettazione e la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, è stata posta in liquidazione a seguito della caducazione dei vincoli contrattuali con il General Contractor Eurolink, con capofila Impregilo, dovuta al d.l. 187 del 2 novembre 2012. Con la messa in liquidazione avrebbe avuto termine la storia di una società che nel corso degli anni ha richiesto (dati della Corte dei Conti) più di 300 milioni di euro all’amministrazione statale senza che questo abbia apportato alcun vantaggio alla collettività. Di recente il tribunale civile di Roma ha, inoltre, rigettato le richieste di risarcimento per 800 milioni di euro avanzate dal General Contractor.Il mantenimento in vita della Stretto di Messina Spa, nonostante la sua messa in liquidazione, ha indotto la Corte dei Conti ad intervenire per rilevare che dal 2015 la Società concessionaria, pur essendo venute meno le ragioni della sua esistenza, ha causato oneri per le casse pubbliche per cifre prossime ai due milioni di euro annui. In particolare la Corte dei Conti è intervenuta con le deliberazioni n. 17/2016/G, n. 14/2017/G e n. 23/2018/G per sollecitare l’estinzione della società che sarebbe dovuta avvenire “al termine del periodo normativamente stabilito per le operazioni di liquidazione (un anno dalla nomina del Commissario liquidatore: art. 34-decies, c. 9, d.l. 179/2012), scaduto il 15 aprile 2014”.Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad un rinnovato attivismo sì ponte da parte del Presidente della Regione Nello Musumeci e del suo assessore alle infrastrutture Marco Falcone. E’ di ieri l’ultima esternazione di Musumeci che, invece di battersi per una moderna infrastrutturazione stradale e ferroviaria in Sicilia, nel corso della presentazione dell’accordo tra Caronte & Tourist e Fondo Basalt si è rivolto al Governo nazionale affinché si pronunci in merito alla realizzazione del Mostro sullo Stretto, che egli, appunto, reputa imprescindibile.Ed, effettivamente, è giunto il momento che il Governo assuma l’iniziativa di chiudere definitivamente la partita attraverso la cancellazione della Stretto di Messina Spa. In particolare, è il Movimento cinquestelle, i cui rappresentanti hanno pure fatto parte del vasto movimento che ha fermato la realizzazione di una infrastruttura che nel suo enorme sperpero di risorse pubbliche ha mostrato la sua natura di carattere speculativo, a dover dimostrare nei fatti, al di là dei pronunciamenti, di volerlo fare. L’estinzione della società concessionaria, infatti, oltre ad essere atto dovuto e azione utile a spostare soldi su servizi molto più utili al territorio, avrebbe il significato di un atto politico inequivocabile.Contro il Ponte sullo Stretto e per la difesa del territorio, per le infrastrutture di prossimità, per la difesa dal rischio idrogeologico e sismico, per la messa in sicurezza delle città, per l’ammodernamento della rete stradale e ferroviaria, per la continuità territoriale annunciamo un’assemblea pubblica per la fine di febbraio e il rilancio della mobilitazione.
TONINO GENOVESE (CISL MESSINA): “UNICA VIA D’USCITA PER LO SVILUPPO DI TUTTO IL TERRITORIO SICILIANO» 
 «Il Ponte è l’unica via d’uscita per lo sviluppo del territorio, una infrastruttura che serve non a Messina, ma a tutta la Sicilia e al Meridione». Tonino Genovese ha risposto così a Duilio Calarco, inviato del Tgr Sicilia, commentando le parole di presidente della Regione Nello Musumeci sulla realizzazione del collegamento stabile tra le due sponde dello Stretto. Ma il segretario generale della Cisl è andato anche oltre, ritendendo che «occorre scendere in piazza, con una grande manifestazione a favore del Ponte per essere chiari e mostrare all’Italia con evidenza la volontà dei siciliani e dei calabresi, ma non solo. Come è stato fatto a Torino mostrando quanto ampio sia il consenso a favore della Tav, anche qui bisogna accantonare la mentalità dei comunicati a favore del Ponte e scendere nelle strade per dimostrare che il territorio vuole un’opera strategica per tutti».
L'intervento dell'on. Siracusano FI:
"Dopo il sì del Presidente Musumeci e l’uscita di Ance Sicilia, che ricorda all’attuale Governo giallo-verde di mantenere gli impegni presi in favore di una continuità territoriale, cosa aspetta il Ministro Toninelli a istituire la tanto amata Commissione Ponti, che valuta i costi e benefici sull’infrastruttura dello Stretto?”. A riferirlo è la deputata alla Camera, on. Matilde Siracusano, del Gruppo Parlamentare di Forza Italia."Dal Governo Monti in poi – chiarisce la Deputata – non è mai stata fatta una valutazione sui costi e benefici che potesse giustificare la chiusura di un cantiere dalle enormi potenzialità, aperto dal Governo Berlusconi. In realtà, non esistono cause ostative alla più grande opera infrastrutturale del nostro Paese. Si pensi infatti al numero stimato di posti di lavoro: oltre 10 mila, senza considerare l'indotto generato"."Non si tratta di congetture campaniliste - conclude la Parlamentare. Chiediamo al Governo del ‘cambiamento’ di riaprire il cantiere che ha liquidato come ‘spreco di denaro pubblico’ e smetterla di considerare il Sud solo come un serbatoio di voti”. 

 
“Sul ponte sullo Stretto si sono sempre giocate partite ideologiche e di convenienza politica, sarebbe ora di mettere da parte la propaganda e di ragionare seriamente su una coerente strategia infrastrutturale per la Sicilia e il resto del Mezzogiorno” lo afferma Fabio Cantarella, responsabile enti locali della Lega in Sicilia, intervenendo nel dibattito sulla realizzazione del collegamento stabile con la Calabria rilanciato dal Presidente della Regione siciliana Nello Musumeci.“Credo - continua Cantarella - che la prima necessità sia quella di orientare in maniera corretta il dibattito in corso: la domanda non dovrebbe essere sull’opportunità della costruzione del ponte sullo Stretto ma su quale strategia infrastrutturale per la Sicilia e il Sud Italia si vuole investire. Se non vogliamo realizzare una grande opera costosa e parzialmente utile dobbiamo immaginare il ponte come elemento di un complessivo ammodernamento ed efficentamento del sistema infrastrutturale siciliano”.“Oggi - aggiunge l’esponente della Lega in Sicilia - il sottosegretario alle infrastrutture Armando Siri è stato a Messina da dove ha rilanciato il piano infrastrutturale per il Sud che annovera anche il Ponte, assieme all’alta portabilità delle merci, autostrade, porti, adattamento dei fondali e retroporti. La vera sfida è generare economia locale e occupazione intercettando i 60 milioni di TEU trasportati dalle navi container che passano davanti ai nostri porti e non si fermano perché non li ritengono convenienti e comodi. Basti pensare che un solo TEU genererebbe economia per 3mila e 500 euro. Occorre quindi affrontare il tema delle infrastrutture stradali, navali e ferroviarie siciliane in maniera complessiva. In Sicilia abbiamo un gap infrastrutturale enorme da colmare ed è fondamentale che le istituzioni nazionali e locali collaborino per garantire ai siciliani reti di comunicazione degne di questo nome e utili allo sviluppo dell’economia dell’isola rendendo concorrenziali i nostri prodotti su cui oggi incide pesantemente il costo dei trasporti” conclude Cantarella.
giovedì 17 gennaio 2019


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