
domenica 26 luglio 2009
La questione Meridionale, Dalì, Bergson e la coscienza collettiva dei Siciliani
Il filosofo francese Henri Bergson, diceva che il tempo non è quello misurato dall’orologio, o con parametri fisico-naturali, ma quello del pensiero, della coscienza e della memoria, diverso dunque per ognuno di noi. Una teoria affascinante. Nell’era della globalizzazione, e dell’intelligenza collettiva anticipata da internet, si potrebbe dire pero', che qualche volta, l’ambiente circostante fa in modo che ci siano anche esperienze di tempo o di memoria comuni. Questo forse più che in altri popoli, è stato possibile intrinsecamente in noi siciliani, e in generale per gli uomini del Sud, perché da centinaia di anni, sia nella singola percezione del tempo, che in quella collettiva del reale fisico, viviamo la cosiddetta questione meridionale. Un concetto che riassume la poverta' e la disperazione del nostro territorio derivata da questioni di fondo che sembrano restare uguali, da situazioni e atteggiamenti immobili nei secoli. Ci troviamo quindi, esterrefatti nel registrare che la famosa questione meridionale sia stata scoperta soltanto da qualche giorno dal nostro presidente della Regione Lombardo, dall’onorevole Micciche’, così come dai colonnelli del Pdl e da quelli del Pd e dell’Udc. E dopo la grande scoperta via con idee pacchiane come il partito del Sud, pdl Sicilia, Forza sud ecc... Per non parlare del Governo che dopo aver venduto l’anima alla Lega, scopre oggi come priorità nell’agenda politica, lo sviluppo del sud, il ponte sullo Stretto, i fondi Fas e altre chimere spesso diventate ormai archetipi della politica profittevole, finta smemorata e dispensatrice di promesse. Sarebbe ora che i nostri politici facessero un vero esame di coscienza su come è stata liquidata spesso la questione. Rimandata sempre a tempi migliori per convenienza, per poter sfruttare i territori, per mantenere sacche di povertà che possono tradursi in veri bisogni e quindi in scambi elettorali. Altri movimenti e partitini non risolveranno la situazione. E' una questione di estrema complessità che ha come protagonista negativo soprattutto lo stato italiano, ma che cresce e si sviluppa grazie all’inerzia dei siciliani e degli altri uomini del sud. E' un argomento che deve essere esaminato sotto molteplici aspetti: da quello antropologico, a quello sociologico, economico e culturale. Non si possono trovare soluzioni che si esplichino nel chiudersi in se stessi, gridando ad alta voce la propria identità. Si possono cambiare le cose solo confrontandosi con gli altri, ponendo come punto cruciale per lo sviluppo dell’Italia la crescita del Mezzogiorno. Per non avere un Italia a due velocità si deve puntare sulle prerogative istituzionali (statuto speciale) e sulle risorse (ambiente, turismo ecc..) prevalenti nel nostro territorio. Lo stato deve fare la sua parte, aumentando gli incentivi fiscali e chiedendo alle industrie una delocalizzazione industriale che veda il Meridione protagonista. Solo in questo modo si potrà riprendere il Sistema Italia. Il Sud deve essere una risorsa per il Paese e non un' appendice da aiutare per motivi etici o crudamente per fini politici elettorali del momento. Serve poi un’altra mentalità. I siciliani devono investire su un cambiamento culturale che non sia più legato a sistemi feudali di logiche favoritistiche, ma che punti al merito. Si deve dire basta ad un sistema che alimenta i vari re o reucci siciliani e si deve una volta per tutte sollevare una questione morale. I siciliani dopo vari domini si devono liberare dal dominio di loro stessi, dalla cultura del voler avere un padrone a tutti i costi che poi distribuisca prebende. I politici nostrani devono fare molta autocritica. Quando si parla di vertenza stretto, crisi delle aziende, paralisi delle istituzioni o di mancato sviluppo per una marginalizzazione del nostro ruolo nel mediterraneo e negli investimenti turistici e culturali, la colpa è soprattutto loro. Nella ‘persistenza della memoria’, uno dei quadri più famosi di Salvador Dalì, dove sono raffigurati i famosi «orologi molli» si riprende appunto il concetto bergsoniano del tempo della coscienza, e in un certo senso l’autore lo fa diventare collettivo nel quadro perchè rivive in più persone. I messinesi, i siciliani, gli uomini del Sud devono cercare dentro di se’ questo tempo che per loro è molto simile visto l’ambiente culturale dove sono nati, e devono capire la nostra storia e prendere coscienza che ora serve un cambiamento. Un rivoluzione culturale da fare tutti insieme che dica no alla mafia, alla politica dei favoritismi, al profitto per pochi gestori del bene pubblico. Bisogna essere più virtuosi, far contare di più il proprio voto, sviluppare un orgoglio culturale che sia contrario all’assistenzialismo e si batta per dare qui e non altrove un futuro alle prossime generazioni. Per fare questo ci vorrà tempo, un tempo collettivo anche se profondamente unico per ogni siciliano. Il tempo in cui ci sarà un Sud diverso. Termina anche questa volta il nostro punto di vista, ma scrivetemi all’email pisolo.pisolo147@virgilio.it vi risponderò e pubblicherò le vostre riflessioni. Vado a riposare, ma il mio letargo sarà breve. A presto...
Pisolo
