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Intervista a Guglielmo Sidoti, dimessosi dal suo ruolo di Responsabile Organizzazione Giovani Democratici di Sicilia

“La politica è una vocazione, al servizio di tutti e non di pochi”

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Lo scorso 4 Marzo il popolo italiano è stato chiamato alle urne, ha dato voce al proprio volere attraverso il voto. Ha consacrato, così, grandi vincitori come il Movimento 5 Stelle, primo partito della penisola, o il centro destra a tradizione leghista, prima coalizione. Non ci sono vincitori, chiaramente, senza sconfitti. E tra gli sconfitti di queste elezioni non si può non ricordare il Partito Democratico, che sembra pagare il peso di scelte sbagliate, sembra destinato ad un futuro tutt’altro che roseo.  
Mentre a Palazzo Chigi i leader dei due primi partiti sono alla ricerca della maggioranza per poter assicurare al paese un governo stabile, gli esiti delle urne si fanno sentire anche nel territorio siciliano. Portano a compiere delle scelte sofferte ma necessarie. Una di queste senz’altro è quella compiuta dal giovane Guglielmo Sidoti, che ha scelto di dimettersi dal proprio ruolo di Responsabile Organizzazione dei Giovani Democratici di Sicilia. L’abbiamo intervistato per voi per comprendere a fondo le ragioni che l’hanno spinto a compiere un simile passo, e per indagare insieme sul futuro che il “grande sconfitto” di queste elezioni potrà avere:  
Ha compiuto in queste ultime ore una scelta non di poco conto. Si è dimesso dal suo ruolo di Responsabile Organizzazione dei Giovani Democratici Sicilia. Quali le ragioni che l'hanno spinto a compiere un simile passo? 
è stata una scelta sofferta, ma inevitabile. Una scelta maturata in quasi due anni di insofferenza rispetto ad una linea politica ed una gestione del Partito che faccio fatica a comprendere. Non si può sbandierare la rottamazione e poi affidare le candidature a pezzi di ceto politico che di nuovo non hanno nulla. Per altro assistendo alla calata dall’alto di interi gruppi dirigenti. Una vera mortificazione per quelle storie personali e politiche che ben radicate nelle proprie comunità avrebbero meritato di esserne rappresentanti. La nostra provincia in questo senso non è stata da meno. Navarra al collegio uninominale della Camera e la candidatura di Picciolo al Senato non hanno nulla a che vedere con il Partito Democratico. Un mero calcolo elettorale, per altro sonoramente battuto alle urne. In questo senso, nonostante non sia un fan dei 5 stelle, vedo nella loro straordinaria affermazione una risposta alla disperata esigenza di cambiamento avvertita in questi anni nel contatto con la gente. Il popolo siciliano ci chiedeva pane e diritti, noi gli assicuravamo brioche. 
Il partito democratico esce decisamente sconfitto dalle ultime elezioni. Quale futuro crede possa avere il partito? Come può rinascere a nuova vita a livello nazionale e locale? 
Il Partito Democratico, di questo ne sono convinto ed è il motivo per cui ho scelto di restare nei momenti di sconforto, può contare su una comunità molto forte. Certo indebolita da scissioni, delusioni e gestioni disastrose, ma comunque forte sui territori. In questi anni ho conosciuto personalità brillanti, militanti generosi, amministratori determinati e capaci. Non sono mai sotto i riflettori e per qualcuno potranno pure essere invisibili, ma sono una straordinaria realtà. Se si ripartisse da loro il futuro del Partito Democratico incrocerebbe le speranze della fondazione. Questo è il mio augurio, anche se le prospettive attuali sono tutt’altro che rosee. Che ruolo avrà il partito nel governo nazionale nascente? Alleanza con il movimento cinque Stelle o opposizione costruttiva con un governo di centro destra? 
Calcolo politico o bene del Paese? Questa è la vera domanda. Il M5S rappresenta quanto di più diverso possa esistere dal Partito Democratico. Spesso è stato protagonista di un inferocimento del dibattito che rasenta la barbarie, ma nonostante questo non escluderei apriori un accordo su pochi, ma precisi ed urgenti punti programmatici. 
Si può credere ancora oggi nel fare politica? Quale messaggio vuole rivolgere ai giovani che si apprestano a divenire "uomini politici" del domani? 
Mi sono innamorato della Politica all’età di 14 anni e da allora non c’è stato un solo giorno in cui abbia smesso di amarla. Certo non sono mancate le delusioni, i momenti in cui ti chiedi se valga la pena sacrificare tempo, energie ed entusiasmi, ma nessun dubbio sulla sua bellezza. La stessa bellezza che rivedo nei nostri territori, nonostante siano così disgraziati. Gridano di essere riscattati con passione ed impegno, lo stesso vale per la Politica. 
Se dovessi dare un consiglio ad un ragazzo che oggi si appresta, con curiosità o persino con un pizzico di disillusione, alla cosa pubblica gli direi quello che mi sono ripetuto in questi giorni; che la Politica è una vocazione e tale deve restare, al servizio di tutti e non di pochi. Gli chiederei di non tradire mai quell’atto di fiducia che è per me il mandato politico. 
Quale sarà il suo futuro politico? 
Sto riorganizzando le idee. Quello di cui sono certo è che da una passione non ci si dimette, lo stesso vale per l’impegno al servizio del mio territorio. Inoltre, in queste ore sono stati in tanti a dimostrarmi affetto e stima, questo conta moltissimo per me. Voglio dare loro una risposta, come dicevo la fiducia non si tradisce, e nei prossimi giorni conto di convocare un appuntamento pubblico in cui decideremo insieme il da farsi.


venerdì 9 marzo 2018

Alessia Vanaria

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