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Un confronto degli stili nelle diverse epoche

C´è musica e musica

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Premetto che sono un ex batterista e che la materia non mi è assolutamente estranea. Sarò pure esagerato e quindi chiedo scusa a qualche lettore in età “rap”, ma resto convinto che la gioventù moderna in generale, parli di musica “ad munzum” ovvero senza avere mai fatto una seria riflessione sul significato del termine che è racchiuso nella seguente espressione: 
“ L’arte di combinare più suoni in base a regole definite, diverse a seconda dei luoghi e delle epoche”.
Appunto – ribatterà subito qualche fan di giovane lettore - secondo le epoche, e la vostra, in altre parole quella degli anni 50 è oramai passata e trapassata. E’ vero - risponderei d’acchito a questo mio immaginario interlocutore. Noi anziani amiamo ancora la musica degli anni 50/60 perchè musica e canzoni delle epoche “trapassate” si cantano e suonano ancora oggi, mentre invece musica e canzoni dei vostri Mahmood, Achille Lauro (quello vero quando lo sente si rivolta nella tomba) Ghemon, Alessandro Aletti al secolo J-Ax e tanti altri al massimo saranno ricordati – a voler essere generosi – un paio di stagioni. Trattasi di “cantanti” che nella maggioranza dei casi si esibiscono in motivi che musicalmente rappresentano un’accozzaglia di note e rumori che di melodico hanno assolutamente nulla, atteso che per melodia devono intendersi: ”Una successione di diversi suoni, aventi tra loro un’organica relazione espressiva”. Dunque. Musica=melodia+orecchiabilità tre elementicomponenti che difficilmente si riscontrano nelle esibizioni canore dei vari Moreno, Briga & c.. che più che cantare recitano litanie. Che se poi vogliamo infierire, basta passare all’aspetto estetico di parecchi di questi “artisti”. Mi riferisco allo stravagante abbigliamento e a pettinature, studiate per fare clamore e quindi far passare in seconda linea musica e testi. Alcuni di questi “artisti” si presentano ai prosceni seminudi, esibendo tatuaggi e orecchini che in genere fanno pensare: ma guarda questo, e qualche altra volta stimolare il vomito. Vabbè, sarò pure esagerato ma la penso così, o altrimenti qualcuno delle generazioni novanta e ss, dovrebbe spiegare al colto a e all’inclita, quale musica o melodia o altra condizione mentale stimola la massa giovanissima, ma anche trentenni, a partecipare a quelle adunate di massa modernamente definite “Full Moon” “Party” o “Rave party”, di solito non autorizzate, dove di norma si esibiscono Rapper e similari. Mi si obietterà che comunque alcuni di questi “artisti” continua a inanellare successi e a incassare milioni. Vabbè, questo è vero ma resto dell’opinione che la musica è tale quando ti suscita emozioni e le melodie a volte ti strappano un sorriso e qualche altra volta una lacrima. In buona sostanza – e torniamo al punto – resto dell’avviso che l’accozzaglia di note, frullate con assordanti miscugli di frastuoni e percussioni, alle 6 del mattino ha avrà prodotto l’ebollizione dei cervelli. Succede allora di imbattersi in gruppi di giovani reduci dai Party, procedere tentoni dondolando e al peggio, stramazzati al suolo accanto all’Ambulanza del 118 fatta intervenire da qualche passante, il cui Medico alla fine stilerà la solita diagnosi: cocktail di inferno sonoro condito, da alcool e “pasticchina”. Suvvia cari giovani dei “partyappassionati” lasciate stare e non confondete certi deliranti spettacoli con la “signoraMUSICA”. I vostri Fedez, Fabri Fibra, Clementino, Mahmood, Achille Lauro, tra qualche anno probabilmente dovranno cercarsi un lavoro. Noi vecchietti ci teniano i nostri Celentano; Bongusto, Mina. Renato Zero, Arbore, Modugno Gino Paoli ecc. e se qualche lettore mio coetaneo sta pensando che ho scoperto l’acqua calda, rispondo che ha ragione, ma che ogni tanto sia anche giusto ricordane l’esistenza. Per non confonderla con quella fredda. Così è, se vi pare.
venerdì 15 novembre 2019

Antonino Marino – (cittadino di Messina)

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