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La pluripremiata pièce “Sic transit gloria mundi” in scena al Clan Off Teatro

Un rivoluzionario pontificato… “in rosa”

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Tutto al mondo è assolutamente precario. Ogni possesso assolutamente temporaneo così come la permanenza umana sulla terra. Tutto è come un granello di sabbia, destinato a scomparire sotto il peso della coltre del tempo. Sentenze che non costituiscono altro che la riaffermazione di quella logica dell’effimero che l’uomo sembra, costantemente, dimenticare. Una logica da cui trae forza vitale la pièce teatrale “Sic transit gloria mundi” in scena questo week end al Clan Off Teatro
Nel regno dell’effimero non c’è posto, ovviamente, per nulla di eterno. Non è eterno, nemmeno, il potere del massimo rappresentante di Dio in terra: il Pontefice. Una figura che nel corso della storia ha guidato la Chiesa cattolica e ha determinato spesso il corso degli eventi religiosi e non. Una figura che, se pur investita di cotanta responsabilità, non è rimasta mai ai margini del mondo terreno, mai estranea ai suoi terribili vizi.  
Se si ripercorre all’indietro la linea del tempo, riaffiorano alla memoria episodi terribili e oscuri che hanno visto la Chiesa macchiarsi di gravi colpe. Pontefici che hanno conosciuto bene i peccati capitali della lussuria, dell’accidia, dell’avarizia, della gola. Si passa, così, in questo atroce excursus storico da figure come quella di Pio XII, rimasto inerme ad osservare la strage dell’Olocausto, a quella di Bonifacio VIII macchiatosi dell’uccisione di Celestino V, “colui che fece per viltade il gran rifiuto”. Un excursus che mette ben in risalto come l’integrità morale non sia stata, nel corso della storia, un requisito imprescindibile per ascendere al soglio pontificio. Figure, talvolta, molto discutibili e discusse hanno, infatti, svolto il ruolo del vicario di Pietro. Un cammino all’indietro durante il quale si incontreranno anche i peggiori peccatori ma mai una donna.
Perché una donna non può ascendere al soglio pontificio? Un interrogativo che diventa forza motore della pièce che ripercorre anche la storia di quello che sembra essere un dogma sancito da tempi immemorabili. La donna è sempre stata considerata una creatura quasi demoniaca, terribilmente inferiore all’uomo, destinata solo ad ubbidire ed a svolgere umili mansioni entro le mura domestiche. Nell’antichità c’è stato chi come Plinio il Vecchio le ha attribuito una minore dentatura, chi come Sant’Agostino l’ha considerata unicamente deputata al parto. Da Aristotele a Pitagora, da Pitagora ai Padri della Chiesa la donna sembra essere stata destinata nell’universo ad una posizione di totale subordinazione nei confronti dell’uomo. Neanche la Chiesa, l’istituzione dell’accoglienza per eccellenza, le riserva un posto d’onore. Non può accedere al sacerdozio, come ribadito dall’Ordinatio Sacerdotalis del 1994 emanata da Giovanni Paolo II, e ulteriormente ribadito dai suoi due successori. Eppure, la donna è presente nei Vangeli, le è spesso riservato un ruolo di primo piano come nel caso di Maria di Magdala, chiamata ad annunciare al mondo la buona novella della resurrezione. 
Interrogativi che restano insoluti nella dimensione temporale attuale, ma che l’autore di “Sic transit gloria mundi”, Alberto Rizzi, spera vengano annullati in una dimensione futura. Immagina, infatti, che in un lontano futuro il soglio pontificio si tinga di rosa, e il mondo possa conoscere un Papa donna. Immagina la pubblica reazione all’inaudito annuncio da parte del cardinale, alla pronuncia del nome scelto da Pontefice: Elisabetta I. Immagina, anche, il discorso che il Pontefice della rivoluzione potrebbe pronunciare, dando inizio ad una nuova era per la Chiesa. La sua elezione dimostrerebbe, infatti, che la Chiesa ha superato ogni sterile pregiudizio, ha anteposto, così come dovrebbe essere, l’amore tra fratelli ad ogni altra mera giustificazione di inferiorità di genere. 
Un cammino tra le ombre di una Chiesa che, purtroppo, non sempre sembra essere giusto ritratto del volere di Gesù Cristo. Un cammino condotto, magistralmente, nel testo della pièce che si presenta costruito con una straordinaria dovizia di particolari e di citazioni che rendono l’argomentare abbastanza forte. La bellezza e l’accuratezza del testo, però, non avrebbero conferito allo spettacolo la notevole cifra che lo contraddistingue se non vi fosse stata l’eccezionale interpretazione della giovane attrice Chiara Mascalzoni. Istrionica, capace di interpretare ruoli molto diversi, di raccontare la storia della Chiesa coniugando citazioni e riferimenti storici con una giusta dose di ironia. Un’ironia che non diventa mai anticamera di banalità o, ancor meno, di blasfemia. 
Elementi che giustificano, senza dubbio, i numerosi premi di cui lo spettacolo in questi anni è stato insignito e che testimoniano, ulteriormente, il grande spessore teatrale della compagnia Ippogrifo di Verona. Una compagnia che ha sempre attenzionato e raccontato a teatro la condizione della donna nella realtà odierna, la storia di una creatura vittima di stalking o violenza fisica. Una realtà di inferiorità e di subordinazione che si spera che in futuro possa divenire solo un lontano ricordo, che il tempo possa cancellare come tutto ciò che è terreno e, dunque, effimero. Come un granello di sabbia, una palla di stoppa bruciata dal fuoco…“Sic transit gloria mundi”


domenica 17 febbraio 2019

Alessia Vanaria

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