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Caino e Abele, due facce della stessa medaglia nella drammaturgia di Auretta Sterrantino per QA- QuasiAnonimaProduzioni

Con “Caino.Homo Necans” in scena il dramma della colpa

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Un confronto antico che va alle origini bibliche del genere umano, quello tra Caino e Abele in scena nella Chiesa di Santa Maria Alemanna, per l’introspettiva sul tradimento della sesta edizione di Atto Unico, con lo spettacolo Caino. Homo Necans, il primo capitolo della Trilogia dei Traditori o Portatori di colpa. 
Una relazione di sentimenti, pensieri che conducono alla radice della riflessione sull’essere. Una ricerca dell’altro e del sé sofferta e tormentata al centro di stadi emotivi contrastanti e oppressi. 
La drammaturgia di Auretta Sterrantino, piena di vita, esistenziale, ricca di sentimenti, rappresenta Caino e Abele, interpretati da Michele Carvello e Giacomo Lisoni, come un unico soggetto, due facce della stessa medaglia. Il buio e la luce che si danno il cambio ogni giorno, un unico essere, sdoppiato tra il coraggio e la sicurezza dell’agire e la paura. Istinto e ragione, peccato e senso di colpa che si cancellano nel gesto di far scorrere l’acqua nelle braccia stanche e sporche di fatica. 
La potenza della parola, la sacralità dei gesti, il gioco di luci, le musiche di Vincenzo Quadarella arricchiscono e sono funzionali agli elementi che compongono la scena di Giulia Drogo, riallestita da Valeria Mendolia, con al centro due inginocchiatoi con gradini, uno rosso e uno giallo, e di lato un piedistallo dal quale pendono una serie di forconi legati da catenelle. Caino e Abele, due fratelli apparentemente diversi, cattivo, invidioso ed egoista il primo, buono, bello e biondo il secondo, due volti che non sanno specchiarsi l’uno nell’altro “non riesco a guardarti negli occhi. Non riesco. Non riesco a stare con la mia faccia nella tua faccia”. 
Come nella storia Caino è un sedentario, un agricoltore, Abele un nomade, un pastore errante. Ed è proprio dall’offerta a Dio in sacrificio dei prodotti del loro lavoro: grano, vino e frutta da Caino, vitelli sacrificali da Abele che parte in un’ambientazione speculare il confronto tra i due fratelli, un confronto impregnato di una profonda tensione che conduce ad una inversione di ruoli. Due anime, le loro, che si cercano, si respingono, si rifiutano eppure in fondo si completano. 
Due anime irrequiete che Michele Carvello e Giacomo Lisoni hanno interpretato in maniera magistrale e che nella ricerca di un equilibrio che possa annientare la forza dell’uno sull’altro culmina nella mano di Caino che scaglia una pietra verso Abele ed esclama “ti chiedevo la vita, mi hai dato la morte”.
lunedì 11 febbraio 2019

Cristina D'Arrigo

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